palco-teatro-okC’è stato un tempo in cui l’Autorità era l’unico approccio per guidare un gruppo, che fosse di studenti o lavoratori: si basava sulla minaccia di una punizione e sulla sottomissione. Imbattersi in qualcuno in grado di esercitare l’autorevolezza, cioè la capacità di suscitare stima e vivere un esempio positivo, era un colpo di fortuna.

Siamo, in parte, usciti da quel mondo per entrare in quello della possibile autorevolezza, accorgendoci però che essere autorevoli è faticoso e richiede a ognuno di noi di “dare il buon esempio”.

Potrebbe capitarci di avere a che fare con un gruppo di ragazzi ed essere in una posizione che ha a che fare con l’educazione più che la nozionistica e che quindi richiede più che mai autorevolezza. Consapevoli dell’importanza di questo “ruolo”, sappiamo bene quanto possa essere faticoso ed entusiasmante.

Non ci troveremmo in una situazione puramente educativa, come può essere un’aula scolastica, e per questo potrebbe crearsi un po’ di confusione tra “animazione” ed “educazione”, due approcci completamente diversi alle persone.


Animare significa far passare un paio d’ore liete a un gruppo di anziani giocando a tombola o correre a perdifiato in una partita a pallone con un gruppetto di ragazzi per fargli fare qualcosa. Animare raggruppa tutte quelle attività, spesso di breve durata, senza una progettualità specifica; anche se il semplice rispettare le regole di una partita di calcio è di per sé educativo.

Educare significa passare probabilmente le stesse ore liete, ma con consapevolezza di un obiettivo da raggiungere. Educare significa soprattutto avere un obiettivo educativo e renderlo concreto e “vivibile” con uno strumento. Gli obiettivi possono essere uguali per ogni età, cambiano invece gli strumenti scelti che devono essere adeguati alle persone che abbiamo di fronte.

Facciamo un esempio. Obiettivo: educare a gestire il proprio tempo. Per me, giovane adulto, significa imparare ad essere efficace nel mio lavoro e lo strumento che utilizzo è una “to-do list” giornaliera; per mia figlia, bambina di otto anni, significa imparare a svolgere i propri compiti scolatici senza distrazioni e lo strumento che utilizziamo, io e lei, è scandire il tempo in modo visivo (con un orologio di carta fatto assieme) e delle pause per ballare. (Meglio due ore e un balletto piuttosto che tre dalle quali se ne esce con la gastrite a forza di dirle “Stai ferma!”)

L’educazione è un grande lavoro di invenzione perché, definito l’obiettivo, dobbiamo capire, a volte inventare, lo strumento giusto rimanendo consapevoli che l’educazione ha tempi di maturazione lunghissimi e i risultati non saranno subito sotto i nostri occhi.

Ragionando in quest’ottica possiamo allargare la domanda a questioni più complesse. Per esempio è possibile educare a una cittadinanza attiva? Si è possibile, ma significa avere degli obiettivi educativi chiari e ben delimitati come: educare alla gestione del potere (di cui non si può fare a meno), educare al bene comune (facendo comprendere cosa sia), educare alla scelta (perché la vita è fatta di scelte) e molto altro. Per ognuno di questi temi, e per ogni età, è possibile trovare strumenti ed esperienze per praticare quello di cui si parla. Atteggiamento che l’adulto dovrebbe praticare quotidianamente.

È possibile allora educare al marketing? e cosa significa?

Educare al marketing ha le stesse difficoltà e opportunità degli altri campi. Il marketing è un insieme di capacità e azioni che riguardano le persone, prima di essere strumenti operativi. Tra questi ne citiamo solo alcuni: educare alla progettualità (saper costruire un progetto), alla strategia (perseguire un percorso per un obbiettivo scegliendo lo o gli strumenti adatti), al racconto (sapersi raccontare per comunicare) e molto altro.

Noi ci vogliamo provare; parlando di scrittura, scenografie e soluzioni da inventare. Noi di Frogmarketing abbiamo deciso di metterci in gioco ancora una volta con un’idea un po’ folle. Fare teatro per educare e fare cultura di marketing. Curiosi?