Questo post nasce da un confronto continuo e chiacchierate varie tra: Andrea Ganzaroli, Cristiano Nordio e Luciano Pilotti. È quindi un vero e proprio post a più mani, in pieno stile [4]Marketing!

4.-workers-erecting-scaffold-with-Zhukov_5120x3620Hai presente la formazione? Quella in un’aula, dove c’è un tipo che parla, tu prendi appunti che non sistemerai mai, e ben che vada ti porti a casa qualche nuova parola e qualche nuovo concetto. Insomma, se il docente è bravo, tu non hai troppo sonno e sei molto motivato, alla fine del percorso di formazione manageriale quello che ricavi è un po’ di esperienza! Il concetto è esattamente questo: la formazione manageriale oggi è, nella maggior parte dei casi, acquisto di esperienza e casi di successo. Stiamo parlando di qualcosa di utile, interessante ma che lascia il partecipante a metà strada tra la crescente complessità che si troverà ad affrontare quando rientrerà nella sua azienda e le soluzioni viste, studiate e raccontate che sono possibili ma non sempre le più adatte. La formazione manageriale di alto livello ha bisogno quindi di due amplificazioni: la prima è quella di sporcarsi le mani, la seconda quella di co-creare, co-imparare e interagire. Alla prima, risponde una modalità simile a quella adottata in contesti tipo Lab, mentre per la seconda intervengono approcci che si ispirano allo scaffolding.


Fermi tutti! Una nuova parola inglese sta atterrando sul campo della formazione. Scopriamola assieme.

Con il termine inglese scaffold si fa riferimento all’impalcatura, e cioè a una struttura mobile la cui funzione è fare da supporto alla costruzione di un’altra fino a quando, quest’ultima, non sia capace di auto-sostenersi. Lo stesso termine è stato utilizzato per descrivere il contesto formativo di supporto alle prime fasi di sviluppo del bambino allo scopo di evidenziare l’importanza del tessuto sociale e culturale di riferimento nella costruzione delle predisposizioni e competenze di base di una persona. Nell’ambito della formazione, perciò, lo scaffolding rappresenta una metafora utile per identificare un processo formativo il cui scopo non è trasferire conoscenze, per esempio sul modo corretto di fare le cose, ma formare la dotazione di base necessaria per rendere il fruitore autonomo nel decidere come fare le cose. Lo scopo, in altre parole, è attivare l’autonomia e la creatività nei processi di problem solving. Per fare ciò, è necessario pensare a un contesto formativo che sia capace di: promuovere il dialogo, stimolare l’esplorazione delle idee e delle diversità, e combinare una molteplicità di conoscenze e competenze non necessariamente collegate e collegabili tra loro a priori.

Un esempio di processo di scaffolding orientato alla costruzione di competenze di co-progettualità e marketing è quello che prevede la messa in scena di un rappresentazione teatrale. Le competenze che si vogliono sviluppare non sono trasferite in modo diretto, ma attraverso un’esperienza: la realizzazione di un progetto che comprende, appunto, la definizione e il posizionamento di un prodotto a partire dall’analisi interna, delle specifiche predisposizioni, e dall’analisi esterna, del mercato, la realizzazione e il lancio, attraverso un piano di comunicazione, dello stesso. La realizzazione di un’opera teatrale richiede delle conoscenze e delle competenze che sono distanti dall’ambito di riferimento principale e si caratterizza per forti elementi di creatività. Nella progettazione di un’opera teatrale le persone sono portate a mettere in gioco se stesse: il proprio carattere, le proprie attitudini, le proprie preferenze. La scelta della rappresentazione, l’assegnazione dei ruoli spinge i partecipanti a esplorare continuamente le proprie identità e le reciproche diversità. L’output di un progetto formativo come quello appena descritto non è solo aver imparato come gestire un progetto di marketing, ma anche un gruppo, delle attitudini estetiche e delle sensibilità simboliche ed etico-valoriali.

Questa tipologia di esperienza formativa – caratterizzata dalla rottura del classico binomio docente-alunno – sarà rilevante nel momento in cui l’ambiente si farà complesso e non ammetterà accessibilità a soluzioni lineari prevedibili o in qualche modo disponibili in una check-list di case history già organizzate e consultabile. Lo scaffolding elimina il concetto di esperto ed esperienza, amplifica la dimensione del gioco e prepara all’esplorazione di soluzioni di problemi complessi attraverso il trasferimento e la ricombinazione di competenze e abilità individuali e/o collettive.

La progettazione dei percorsi di scaffolding deve tenere conto della disponibilità di risorse cognitive dei soggetti partecipanti. Nonostante l’apprendimento di tipo istruttivo, almeno nelle prime fasi, possa essere utile a creare uno stock minimo di conoscenze al fine di innalzare la qualità del dialogo e dell’interazione tra le parti, esso smette di essere la modalità prevalente di formazione. L’approccio istruttivo passa dall’essere fine all’essere mezzo. Il docente passa dall’essere esperto ad elicitatore di nuovi contesti, conoscenze e relazioni. L’alunno smette di essere ascoltatore passivo e diventa attore di un processo dove l’aula, il gruppo, l’interazione sono gli elementi attraverso i quali si apprende in modo esperienziale e non lineare.